LA RUBRICA - LA MONTAGNA SECONDO ME

Il Monviso, finalmente! Esperienza straordinaria

Nuova puntata della rubrica dedicata agli amanti della montagna, con la seconda parte dell'ascesa al Monviso, un'emozione unica

Come promesso, oggi vi racconto la continuazione di quella che è stata una delle più intense esperienze vissute negli ultimi anni, in particolare perché condivisa con mio figlio Matteo.

Come già in parte descritto nel precedente articolo, il Monviso, o come mi piace anche definirlo, il nostro Re di Pietra, è la montagna più alta delle Alpi Cozie ed è ben visibile dalla pianura Padana occidentale per via della sua forma piramidale e la sua altezza di oltre 500 metri, superiore ai picchi circostanti. La vetta del Monviso si trova interamente in territorio italiano, così come il resto del gruppo, mentre parte della cresta settentrionale del gruppo stesso, da Punta Gastaldi al Colle delle Traversette, si trova sul confine con la Francia. Il gruppo è contornato dalle Valli Po, da dove nasce il fiume più lungo d’Italia, dalla Valle Varaita e, dal versante francese, dalla Valle del Guil.

La vetta è costituita da due punte separate: Punta Nizza, più settentrionale e più bassa, e Punta Trieste, più meridionale, il punto di massima elevazione (3841 m), nomi che vennero a suo tempo assegnati in riferimento alle due città principali agli estremi della catena Alpina.

Tornando alla nostra ascensione, del settembre 2015, eravamo rimasti alla partenza, a notte fonda, dal bivacco Boarelli, situato in un meraviglioso anfiteatro circondato dai Laghi delle Forciolline. Armati di tanto entusiasmo e abbastanza adrenalina in corpo da non sentire il freddo penetrante, in compagnia di altri gruppi, verso le 3 del mattino ci siamo messi in marcia in direzione della base della vetta, dove avremmo affrontato la scalata finale.

Il sentiero dal bivacco costeggia sulla destra il lago Grande delle Forciolline; segnalato con grandi tacche gialle, prosegue verso la conca morenica un tempo occupata dal ghiacciaio.
Di qui, puntando verso una parete rossastra, ci siamo diretti a destra e risalendo una rampa di blocchi accatastati, siamo giunti alla costruzione metallica del Bivacco Andreotti (3225 m), utilizzabile solo in caso di emergenza. Ho ancora in mente lo spettacolo dell’alba proprio mentre salivamo al bivacco, che ci ha permesso di fare delle foto spettacolari; tutto intorno gradualmente, man mano che il sole sorgeva, è diventato di un rosso acceso rendendo questi momenti davvero emozionanti e indimenticabili.

Prima di giungere alla base della cima, un po’ più su del bivacco, abbiamo dovuto ancora attraversare il minuscolo Ghiacciao Sella che si deve risalire fino ad incontrare una cengia che taglia la parete della montagna con un andamento pressoché pianeggiante fino a all’inizio della salita vera e propria, che presenta dei passaggi con difficoltà al massimo di II°.

Non sto a descrivervi nei particolari tutto il percorso, che potete trovare dettagliato ad esempio sul sito di Gulliver, ma voglio invece condividere con voi l’emozione, un misto tra paura ed eccitazione in parte dovuti a una certa preoccupazione per l’incolumità di mio figlio Matteo, che devo dire, con il senno di poi, abbastanza infondata, in quanto, come vi avevo accennato, è abituato ad andare in montagna e fin dai primi passaggi si è dimostrato decisamente all’altezza e ha rivelato un grande senso di responsabilità e soprattutto capacità innate per quanto riguarda l’arrampicata.

Detto questo, il “bello” doveva ancora venire, perché la sottoscritta, essendo la prima volta che saliva oltre i 3000 metri, non sapeva ancora di soffrire il mal di montagna. Fino ai 3500 metri circa è andato tutto bene, dopo di che ho iniziato a soffrire di nausea crescente, pensando inizialmente di non aver digerito la cena, mentre invece la ragione del malessere era un’altra.
Naturalmente, pur in condizioni non proprio ottimali, con la testa dura che mi ritrovo e con l’incoraggiamento e l’aiuto di mio figlio e del nostro amico Diego, che nei passaggi più impegnativi mi davano una mano, con una buona mezz'ora di ritardo siamo giunti in vetta al Monviso per la prima volta nella nostra vita!
E’ stata un’emozione indescrivibile che per un attimo mi ha fatto dimenticare il mio stato di salute e la nausea che non passava. Dopo una serie di bellissime foto grazie anche ad un cielo di un azzurro intenso che raramente si incontra sulla vetta del Monviso, abbiamo deciso di non aspettare oltre e di iniziare la discesa che, specialmente per me, si prospettava particolarmente impegnativa.
Infatti il mio malore purtroppo è durato fino a quando non siamo scesi sotto i 3500 metri, fino ad allora è stata un’autentica sofferenza causata dalla nausea che non passava e che mi costringeva a fermarmi ogni 10 minuti. Devo ringraziare in particolare mio figlio che ha avuto una grande pazienza e che mi ha sostenuta nei momenti di maggiore sconforto. Ricordo anche con piacere tante persone che scendevano con noi che si sono offerte di aiutarmi in qualche modo, chi offrendomi da bere, chi qualcosa da mangiare, ognuno dicendo la sua sulla soluzione migliore da adottare in questi casi.
Effettivamente posso dire che la soluzione giusta nel mio caso è stata quella di mangiare qualcosa di asciutto che nel giro di mezz’ora mi ha permesso di stare meglio e progressivamente, scendendo sotto la quota 3500 metri, ho visto scomparire completamente i sintomi e ho proseguito la discesa senza ulteriori problemi e con un entusiasmo crescente per l’impresa compiuta.

Dopo una sosta al Bivacco Boarelli, dove ci siamo riposati e rifocillati per le tante energie spese, abbiamo affrontato la discesa degli ultimi 1300 metri fino alla Borgata Castello, dove siamo giunti solo alle 20 circa, quando ormai aveva già fatto buio.

Non dimenticherò mai la gioia e l’entusiasmo che ho provato in questa meravigliosa giornata condivisa con mio figlio che mi ha regalato delle sensazioni talmente belle che mi accompagnano ancora oggi e alle quali attingo nei momenti di difficoltà.

A presto,

Gloria Cagnasso (amministrazionegloria@caver.it)

GLORIA CAGNASSO

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